L’EMBLEMA DELLA DANZA CLASSICA: IL TUTU’

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di Irene Cannata

Il Tutù è da sempre emblema della danza classica e sogno indiscusso delle bambine che si avvicinano a questa meravigliosa arte.Il termine è di origine francese e il costume può variare a seconda del balletto e della scenografia, ed è caratterizzato da un corpetto e da una gonna in tulle. Ma come e quando è nato il primo tutù? Il balletto nasce alla fine del 1600 e la prima donna salì su un palcoscenico nel 1681. In quel periodo i ballerini uomini o donne, erano soliti indossare maschere, parrucche e scarpe col tacco insieme a dei vestiti considerati inadatti per l’esecuzione dei movimenti…
In particolar modo le donne erano avvolte in dei bustini con stecche, corpetti, gonne lunghe e ampie, mentre gli uomini erano caratterizzati da fasce sui fianchi, ricami vistosi e calzamaglie aderenti.
Non stupisce che la rivoluzione arrivò proprio dalle due più importanti ballerine francesi dell’epoca e rivali tra loro; Marie Camargo e Marie Sallé. La prima iniziò ad indossare scarpe senza tacco, accorciò le gonne ed eliminò le maschere, mentre la seconda decise di lasciare da parte il panier (una sottogonna composta da stecche di balena che dava all’abito una forma piatta e ovoidale) per indossare una tunica.
Alla fine del secolo, il balletto si evolve ancora e il tutù fa la sua prima comparsa grazie a un altro nome importante del balletto, la danzatrice italiana Maria Taglioni. La sua celebre esibizione del 1832 in “La Sylphide”, passerà alla storia per due motivi. Il primo è senza dubbio l’esecuzione della coreografia interamente sulle punte, per la prima volta in assoluto. Il secondo, invece, è legato proprio all’abbigliamento della Taglioni, che portò in scena un tutù disegnato appositamente per l’occasione dall’artista Eugéne Lami.
Le silfidi, infatti, sono figure femminili della mitologia greca, che vivono nel vento e pertanto sono associate ad una figura alta, snella, slanciata e particolarmente leggiadra. Per uno spettacolo del genere, era quindi necessario un costume che incarnasse tutte queste caratteristiche. Il tutù disegnato da Lami era bianco, con un corpetto aderente e piuttosto rigido, ed una gonna molto particolare. Il primo strato prevedeva una sottogonna in tarlatana, un tessuto di cotone più compatto e rinforzato, ma ugualmente leggero, con al di sopra un velo di mussolina drappeggiata, a forma di campana, che si interrompe al di sotto del ginocchio o all’altezza delle caviglie.
Lo stesso tutù verrà adottato per un altro spettacolo la “Giselle”, incarnato prima dalla celebre Carlotta Grisi nel 1841.
Questo abito passerà alla storia con il nome di “tutù romantico”, apprezzato ed ancora utilizzato da molte ballerine del momento, soprattutto per gli spettacoli dalle atmosfere più sognanti.